Sounding New

venerdì 29 febbraio 2008

 

Veltroni-Remix

Cronaca di un successo annunciato...

Vi presentiamo quella che consideriamo una magnifica opera di Remix del discorso per l'Italia tenuto da Veltroni a Spello per l'apertura della sua campagna elettorale.

Musica di Novaro, testo di Walter Veltroni, remixato, prodotto e pubblicato da Soundingnew!

video

che ne pensate?

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martedì 26 febbraio 2008

 

Diplo: il suono del mondo

Diplo è un dj nato negli Stati Uniti, ma che non si può definire del tutto statunitense. E' il classico cittadino del mondo. La sua importanza verrà riconosciuta probabilmente negli anni, perché Diplo, come avevamo già detto per MIA, è uno dei pochi artisti della scena internazionale in grado di fondere le musiche provenienti da tutto il mondo in modo così naturale e renderle cool, di moda, svecchiandole e togliendole dall'aura world un po' sfigata alla Peter Gabriel primi anni 90. E' un suono grezzo, brutale come spesso è la vita, soprattutto in quelle zone del mondo dalle quali arrivano le musiche più eccitanti. La' dove la morte è in ogni angolo sembra crescere la musica più vitale. Sono le contraddizioni la bellezza della vita.
La sua musica, sia quella che seleziona nei suoi dj set in giro per il mondo, sia quella che produce
in studio con il compare DJ low badget é la colonna sonora dei villaggi dello Sri Lanka, degli Slum di Nairobi o Bombay, delle favelas di San Paolo o Salvador de Baia. Musica essenziale, senza fronzoli, senza sfumature, che arriva dritta in pancia, come a sfamare il bisogno di esorcizzare la disperazione e sfogare la rabbia. Consigliamo "Piracy Funds Terrorism Vol.1" un concentrato di musiche e stili provenienti da ogni angolo del pianeta. Bangra music, baile funk, hip hop, house tabbozza nord europea, afro, raga jamaicano, dub, tropicalismi, revival anni 50, ma anche citazioni pop smaccatissime, come Madonna o Euritmics. Compagna di questa festa multietnica e culturale quella MIA di cui abbiamo già parlato, sua collaboratrice fedele in cavalcate elettroniche trasversali, che rappa con quel suo stile unico capace di evocare tutti i suoni del mondo, sempre in bilico tra rap statunitense, nenia araba, ragamuffin, soul.
Un disco imperdibile per tutte le persone che amano la vita, anche nella sua bruttura.

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sabato 23 febbraio 2008

 

Mash up e Web 2.0 - Parte 2

Come promesso vi proponiamo la seconda puntata della ricerca sui mash up fatta dalla mia amica. (la prima la trovi qui)
In questa parte si inizia a parlare dei mash up rintracciabili in internet ma soprattutto di come il web 2.0 abbia influenzato queste applicazioni.

MASH-UP INFORMATICO
In informatica il mash-up è un’applicazione web che unisce dati da più fonti in un unico strumento finale.
Un esempio pratico: http://www.craigslistmap.info/. Questa
applicazione utilizza i dati cartografici di Google Maps insieme ai dati del sito http://www.craigslist.org/about/sites.html
(una specie di network di più comunità online dove sono presenti annunci gratuiti di vario tipo: lavoro, ricerca case, ecc).
In questo modo le informazioni di entrambi i siti iniziali sono combinate insieme e facilmente rintracciabili sulla mappa che ne permette una fruizione più intuitiva e immediata. Nessuno dei due siti iniziali forniva questo tipo di servizio. Ed è proprio in questo il valore aggiunto dei mash up.

MASH UP E WEB 2.0
I mash-up informatici sono i figli della nuova era di internet ossia il web 2.0.
Secondo Tim O'Reilly (1):
"Web 2.0 is a set of trends - economic, social, and technology trends - that collectively form the basis for the next generation of Internet: a more mature, distinctive medium characterized by user participation, openness and network effect"
Il web 2.0 non è propriamente una tecnologia ma è un nuovo modo di intendere la rete, che pone al centro i contenuti, le informazioni, l'interazione: il filo conduttore sembra essere l’interazione soprattutto di tipo sociale realizzata grazie alla tecnologia di nuova generazione dove il consumatore finale smette di essere passivo.
Le innovazioni legate al web 2.0 sono :
Web Services (2)
API (clicca qui)
XML (clicca qui)
RSS (3)
Ajax (clicca qui)
Alcune tra le applicazioni più conosciute di questa nuova generazione sono:
Blog(4)
Wiki
(5)
Social Network
(6)
Podcasting/Vodcast
(7)
Tutte queste applicazioni mettono in luce alcuni dei concetti fondamentali legati al web 2.0: ognuna rende possibile la partecipazione nonché la diffusione di ciò che viene prodotto all’interno delle comunità interattive di fruitori/autori di contenuti.
Ad esempio: un articolo apparso su un quotidiano online può essere commentato su un blog, per poi essere rielaborato con l’aggiunta di contenuti audio e video, essere condiviso all’interno di una community, diventando a ogni passaggio sempre più approfondito e “democratico”.
In questa ottica i dati si slegano da chi li produce e le informazioni viaggiano liberamente prendendo forme a volte imprevedibili.
Al concetto del web 2.0 potrebbero essere trasferite le quattro libertà proclamate per il software da Richard Stallman, (programmatore statunitense, padre del concetto di Copyleft, modello alternativo di gestione dei diritti d’autore, vedi www.gnu.org/philosophy/free-sw.html) profeta di Free Software Foundation e Gnu.
1. Libertà Zero è la libertà di eseguire il programma per qualunque scopo.
2. Libertà Uno è la libertà di studiare il codice sorgente del programma e di modificarlo secondo le proprie esigenze.
3. Libertà Due è la possibilità di ridistribuire copie del programma. Questo include ripubblicazioni del programma.
4. Libertà Tre è la libertà di distribuire copie modificate dagli utenti ad altri utenti.
Al di là di ogni definizione è sicuramente questa visione partecipativa e di libero pensiero che fa del web 2.0 una realtà innovativa in cui l’idea di utente finale/consumatore non è più la stessa e in cui si fa spazio sempre di più una figura ibrida: il “prosumer” dove i concetti di produzione e consumatore si amalgamano insieme all’interno di una realtà dinamica e decontestualizzata.

L'EMBLEMATICO VIAGGIO DI BERT E BIN LADEN NEL WEB 2.0
Dino Ignacio un giovane artista americano tramite il suo sito utilizzò un personaggio del famoso Muppet Show, Bert, raffigurandolo accanto ad una serie di personaggi negativi del 900. L’immagine di Bert con Bin Laden fece il giro del mondo, passando di mano in mano e fu rielaborata in contesti e modalità diverse finendo erroneamente in un poster ufficiale utilizzato in alcune manifestazioni contro la politica estera degli USA in medio oriente. E grazie alla CNN che riprese a sua volta i manifestanti, la storia di Bert e Bin Laden da locale diventò globale.
1.Fondatore di O'Reilly Media , casa editrice specializzata in informatica e nuove tecnologie, nonché ideatore della prima definizione di Web 2.0
2.Web Service (servizio web) è un sistema software progettato per supportare l'interoperabilità tra diversi elaboratori su una medesima rete.
3.Acronimo di Really Simply Syndication: formato per la distribuzione di contenuti online che permette un aggiornamento tempestivo di informazioni di interesse scelte dall’utente.
4.Contrazione di web-log, pagina web personale creata da una persona comune che pubblica notizie, informazioni di vario genere, link e riflessioni personali di vario tipo.
5.Wiki è un sito web che permette a ciascuno dei suoi utilizzatori di aggiungere contenuti, come in un forum, ma anche di modificare quelli esistenti inseriti da altri utilizzatori; è una sorta di enciclopedia online.
6.“Reti relazionali” create da persone che si connettono fra loro per interessi comuni o motivi professionali e alle quali si è ammessi in genere su invito personale di uno dei membri che già ne fanno parte.
7.Il podcasting è un sistema che permette di scaricare in modo automatico documenti (generalmente audio o video) chiamati podcast, utilizzando un programma ("client") generalmente gratuito chiamato aggregatore o feeder.

A presto con la terza parte. Se volete tenervi aggiornati sottoscrivete il feed di Soundingnew.
Bling

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venerdì 22 febbraio 2008

 

A chi piacciono i Vampire Weekend?

Ma a voi piacciono veramente i Vampire Weekend?
O forse è semplice sete di novità?
Va bene, era da un po' che nella scena indie rock anglosassone non succedeva qualcosa di nuovo, che non si provavano nuove alchimie. Da questo punto di vista, onore al merito.
Ma se li ascoltate senza farvi influenzare da tutte le lodi e i voti da primi della classe presenti nella maggioranza delle riviste specializzate, qual è il vostro reale giudizio? Quali emozioni vi regalano? Quali sensazioni vi lascia la loro musica?
Diciamo la verità, ragazzi, la caratteristica principale dei Vampire Weekend sta nell' essere una copia di qualcos'altro. Ascoltandoli, vengono alla mente una moltitudine di riferimenti.
Le melodie vocali ricordano a volte i Beach Boys, a volte un po' i Beatles, i Police anche, Paul Simon ovviamente... ma siamo lontani anni luce dai loro illustri predecessori.
Anche mio zio Enrico, il giovedì sera al karaoke4u di Bruzzano, ricorda Elvis Presley quando canta "Tutti Frutti" e Frank Sinatra quando canta "the lady is a tramp".. ma da qui a considerare mio zio Enrico "the next big think", ce ne vuole.. zio Enry, semplicemente richiama alla mente ad ogni sua esibizione i miti del pop internazionale, perchè canta i loro successi più celebri. Stessa cosa si può dire per i Vampire Weekend. Copiano, non traggono ispirazione.
Emulano, non omaggiano. Ma anche dal punto di vista strumentale c'è poco da stare allegri.
I suoni sono sfuocati, senza carattere e gli arrangiamenti essenziali, non tanto per scelta ma per impossibilità di creare qualcosa di più complesso e interessante. Peccato in un certo senso, perchè l'intuizione di far uso di riferimenti provenienti dalla madre Africa, era assolutamente apprezzabile. Ecco tornare di nuovo alla mente Graceland. Probabilmente la carenza tecnica e la mancanza di esperienza non ha permesso loro di mettere a frutto l'idea. Si potrà obiettare che anche i Ramones non erano grandi musicisti, ok, ma i fratellini punk & roll avevano attitudine e carisma da vendere. Facevano due accordi? si, ma era tutto quello che volevano fare. I Vampire Weekend sembrano più rappresentare il classico "voglio ma non posso". Non vorrei apparire troppo critico, loro come persone mi sono simpatiche, soprattutto quello seduto sul tavolo con quell'orribile cardigan verde.
Unico brano riuscito: "Mansard Roof", divertente con quell'incedere sghembo della batteria. Per quanto riguarda il singolo "A punk" meglio sorvolare. Piacevole M79, ma solo perchè mi ricorda un pezzo di Umberto Tozzi, il mio idolo quando ero bambino. I Vampire Weekend sono per certi versi un'occasione mancata, un' ottima trovata non riuscita, una trovata e poi persa, come una bella gag comica rovinata da una crisi di tosse proprio sulla battuta finale. Mi ricordano Monica Bellucci per certi versi, che sarebbe una attrice straordinaria solo sapesse recitare.

Il video di "Mansard Roof" qui.

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lunedì 18 febbraio 2008

 

Lady Sovereign: Il disco della porta accanto.

Che ragazzaccia questa Lady Sovereign!
Di certo non le manda a dire, lingua aguzza, parole taglienti, ritmi affilati, probabilmente ha pure un coltello a serramanico in tasca. Se fosse una concorrente di amici di Maria De Filippi, alla prima critica sull'estensione vocale da parte di Grazia Di Michele, volerebbero pallottole.
Immaginate che Eminem muoia per un'indigestione da cheesburger e che il suo spirito malvagio, piuttosto innervosito da una morte tanto cretina si impossessi del corpo di una bulletta di periferia. Quale può essere il risultato? Esaltante naturalmente. "Public Warning", l'album pubblicato dalla Def Jam di Jay Z (uno che ha l'occhio lungo) ha energia e freschezza notevoli. La fanciulla ha talento da vendere. Il suo rapping è veloce ed incisivo e i testi sono sempre molto divertenti e acuti. Insomma, non si trovano ad ogni angolo della strada tipine così, vero Jay Z? L'attitudine, come piace a noi di Sounding New, è punk. Non ci sono virtuosismi o autocelebrazioni, la fanciulla ammette di non essere in grado di cantare, di non essere cool (povera, è la sosia della Sporty Spice, la Spice girl meno fashion di tutte, forse ancora meno della brunetta dei ricchi e poveri). Non veste elegante, porta abiti larghi, non beve champagne, lei è abituata all'Heineken. Insomma è una ragazza di quartiere con i suoi limiti e qualche virtù (dice di avere il sedere più bello di quello di Jennifer lopez...che birichina!). Anche il suono è grezzo, nessuna sovrapproduzione, spesso si tratta di un unico campione, con una Roland 808 sopra e qualche synth giocattolo, ma è un suono adrenalinico, senza barriere, per nulla cristallizzato sui clichè hip hop, limite della maggioranza delle produzioni americane. Ci sono frammenti di chitarre indie rock, bande popolari, ci trovi sperimentalismi elettronici, batterie rare groove e drum machines digitali. Se il disco può essere fatto rientrare all'interno del garage rap o grime, in effetti è possibile percepire una miriade di generi musicali. C'è hip hop, dubstep, rock, elettronica, un tango addirittura. Il tutto reso coeso dalle rime della bad girl, un vero fuoco incrociato di invettive contro il governo inglese, la miseria della nostra società e di critiche ai modelli attuali, tutti basati sull'ostentazione del denaro e sull'importanza dell'immagine. Ha un qualcosa di casalingo questo disco (ma non crediate di riuscire a produrre una cosa così in un pomeriggio nel vostro sottoscala, potreste rimanere mooolto delusi). L'effetto "disco della porta accanto" è voluto, proprio per rendere più vicino al pubblico il personaggio, che tale vuole apparire. Un disco di carattere, che in una scala da 1 a 10 si merita un bel 2! (sapete, la signorina non vuole voti alti, prendere voti alti significa in qualche modo appartenere al sistema... no, non fa per lei). Cattivona!

Potete vedere un suo video qui e ancora un altro qui

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sabato 16 febbraio 2008

 

Mash up: le nuove frontiere del remix - Parte 1

Una mia cara amica mi ha girato un personale studio su un argomento molto interessante: i mash-up. Avevo sentito parlare di questo termine in ambito musicale ma ero poco a conoscenza delle estensioni del suo significato in altri ambiti, quali il web, l'informatica e il mondo dei video.
Ho deciso quindi di pubblicare il suo lavoro a puntate. Di seguito la prima:


Mash-up è un termine derivato dalla lingua creola e il suo significato originario é: “poltiglia”, “miscela”.
Il termine inizialmente viene utilizzato soprattutto in ambito musicale e indica una nuova canzone costruita da due o più brani differenti: la sua forma più comune è nell’utilizzo della traccia vocale di una canzone insieme all’utilizzo della traccia strumentale di un’altra. Il mash-up musicale è anche chiamato Bastard pop.
Non si tratta però di un semplice remix, è qualcosa di più: una forma nuova di aggregazione dei contenuti che nell’esecuzione si rende autonoma dalle sue dirette fonti.

Per capire meglio cosa sia un mash-up è necessario parlare anche dell’estensione e dell’applicazione di questo termine sia nel campo informatico che nel campo dei video.

In generale potremmo partire da queste tre semplici definizioni:


-Mash-up musicale: un tipo di brano composto interamente da parti di altri pezzi;


-Mash-up video: un filmato costruito o editato in audio o video con parti di altri filmati;


-Mash-up informatico: un sito o un'applicazione web di tipo ibrido, cioè tale da includere informazioni dinamiche o contenuti provenienti da più fonti.


Alla prossima con qualche informazione in più sui mash up realizzati per il web! Se volete tenervi aggiornati sottoscrivere il feed di soundingnew.

Troverete fonti e link alla fine delle puntate.


Bling

(seconda parte qui)

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venerdì 15 febbraio 2008

 

ISBN edizioni traduce Bring the Noise!

Per fortuna esiste una casa editrice come la ISBN edizioni, ultimamente, infatti, mi sto nutrendo quasi esclusivamente delle uscite editoriali azzeccate che sta sfornando. Devo ringraziarli
innazitutto per aver pubblicato due tra i maggiori critici musicali dei nostri tempi e cioè Simon Reynolds e Paul Morley, rispettivamente usciti con "Post punk" e "Metapop"(due libri di culto da metter in evidenza nella proria libreria) oltre che l'ottimo Discoinferno dei nostri Carlo Antonelli e Fabio De Luca.
Apprendo adesso, dal blog di Reynolds, che la sua ultima fatica, Bring the Noise, sarà pubblicata verso la fine del 2008 dalla ISBN edizioni

Bring the Noise is being picked up for Italian translation by ISBN edizioni. Publication date TBC--probably late 2008.

Bring the Noise comincia la trattazione nel 1985 quando Reynolds iniziò la sua carriera come critico musicale con il Melody Maker. Nel libro si parla delle connessioni tra il rock bianco indipendente e l'hip-hop nero di strada, sono analizzati sia Morissey che Mantronix, sia i Public Enemy che i Dinosaur Jr. L'autore ne racconta differenze e punti di incontro attraverso interviste e saggi pubblicati nel corso degli anni. Attendiamo con ansia la traduzione anche perchè la prosa di Reynolds è sicuramente fluida, viva e stimolante ma anche di difficile lettura in lingua originale.

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giovedì 14 febbraio 2008

 

Dabrye: "Get Dirty" EP

Tadd Mullinix aka Dabrye non poteva che venire che da Detroit, la citta dei motori, capitale mondiale dell'automobile, emblema della società industriale del 900, il luogo dove Henry Ford costrui nel 1904 il "modello T" la prima auto ad essere prodotta su grande scala. E' incredibile quanto un luogo possa essere influente per i musicisti che ci abitano. La Motown è di Detriot. Gli Stooges sono di Detroit. Juan Aktins è di Detriot. Soul-funk, proto-punk e techno si sviluppano in questa citta. In Dabrye tutto questo sostrato è chiaramente presente, nelle sue produzioni trovano spazio pesanti campionamenti, flessuosi giri di basso compressi e distorti, hi-hat e claps che tagliano l'aria, influenze funk, folk ed etniche.
Il suo ultimo ep"Get Dirty" è distopico e oscuro, la città del sole sotto una pioggia radioattiva, Alvin Toffler al mixer, l'elettronica al servizio di una visione del futuro post Mad Max.
Un magma sonoro denso dove le rime degli MC hanno un ruolo importante, ma sono le basi elettroniche che costruiscono le fondamenta della sua grammatica musicale. Dabrye produce ritmi non convenzionali che scuotono le nostre membra, il risultato è un tessuto sonoro che attiva i nostri neuroni. Come nel precedente album "Two/Three" anche in questo nuovo lavoro le collaborazioni si sprecano, J Dilla, Kode9, Phat Kat, Flying Lotus. Determinante nel suo recente passato è stata proprio la collaborazione con j dilla, che ha permesso al nostro di inserirsi in quella scena underground Hip-Hop di Detroit, consentendo al suo suono di evolversi verso nuovi orrizzonti. L'Hip-Hop mutante, il Dubstep più oscuro e ansioso, trovano una felice sintesi nell suo ultimo ep "Get Dirty" uscito per la Ghostly International

E' possibile ascoltare l'intero ep"Get Dirty" in streaming qui


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martedì 12 febbraio 2008

 

Skull Disco mix free download!

La Skull disco Records è una etichetta fondamentale per conoscere lo stato dell'arte del suono Dubstep. Il sound della Skull disco è molto omogeno per il semplice motivo che sono soltanto due gli artisti da loro prodotti, Shackleton e Appleblim. La mia personale preferenza va per Shackleton, per la sua rara capacità di mescolare suoni provenienti da diverse aree geografiche e diverse culture con influenze Afro, Mediorientali, Giamaicane. I suoi gusti musicali vanno da Chronomad (un percussionista turco autore dell'ottimo album intitolato "Sokut’) ai Savage Republic da Kode 9 a Erkan Ogur.
Il mix scaricabile prevede 60 minuti di Dubsteb di altissimo livello, un'affascinante commistione di percussioni africaneggianti, bassi poderosi e spruzzi di synth riverberati.
Ascoltate questo mix, ascoltate la skull disco, ascoltate Shackleton e Appleblim, anche se non amate questo genere, fatelo come esercizio spirituale, fatelo per aprirvi al mondo e per allargare la vostra visione!

Il mix è scaricabile nella home page della Skull Disco.

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lunedì 11 febbraio 2008

 

Pepe Deluxe: folclore urbano e Psichedelia

I Pepe Deluxe sono un duo formato da James Spectrum (AKA Jari Salo) e JA-Jazz (AKA Tomi Paajaanen).Vengono da uno degli stati più settentrionali al mondo, la Finlandia.
Il loro ultimo album Spare Time Machine è Pop Art tecnologica, la loro musica ha un non so che di teatrale, un mix indefinto di folclore urbano e Psichedelia anni 60.
Fumetti, pubblicità e prodotti di consumo, fantascienza anni 60 e giocattoli fuori moda.
Il mondo che creano con la loro musica e i loro video è popolato da personaggi bizzarri.
Ascoltandoli mi saltano alla mente Margaret Sheridan, Poison Ivi, David hockney e Gurdjeff. Beat Hip Hop innestati in un'atmosfera da opera rock anni 70,
i King crimson, Fatboy slim e Lee Hazelwood che passeggiano a braccetto nei dintorni di Haight-Ashbury. Il Rock'N'Roll dei Cramps, le tastiere Farfisa e i blip elettronici. La Psichedelia di Syd Barret. Come affermano loro stessi i Pepe Deluxe "suonano come nessun altro gruppo conosciuto nell'universo, creano qualcosa che non è mai esistita prima"
Un Melting Pot sonoro di sicuro interesse, anche se non sempre riuscito e a volte un po' nauseante. Un po' come il Sushi...buono ma è meglio gustarlo a piccole dosi.
Il loro Myspace qui

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domenica 10 febbraio 2008

 

Crossover: i nuovi Suicide?

Mi aspettavo di più dai Crossover. Sarà perchè ne avevo letto un gran bene, sarà perchè dietro ci sono quelli della International Deejay Gigolos, sarà per l'intrigante aspetto grafico. Invece, niente. Vi racconto come è andata. Arrivo a casa, fremente, e metto il CD nello stereo. Inizia la batteria elettronica. Un beat scarno, metronomico. Solitamente, un' apertura così per me è il massimo. Purtroppo, malauguratamente, mi rendo subito conto che c'è qualcosa che non funziona. Il suono non ha forza, non mi alza i peli delle braccia. Non è sufficiente comprarsi qualche vecchia tastiera analogica per suonare come i Kraftwerk o i Suicide. Ai Crossover manca totalmente l'urgenza, il bisogno di comunicare qualcosa. Sembra non abbiano proprio niente da dire. Non è cosa da poco l'urgenza. L'urgenza fa la differenza tra l'artista e chi vorrebbe essere tale. I Suicide erano selvaggi come Iggy Pop, avevano fiumi di rabbia da scaraventare giù dal palco e l'elettronica era solo lo strumento con il quale realizzavano quel bisogno. I Kraftwerk erano mossi da un desiderio sperimentale (due di loro furono allievi di Stockhausen), volevano creare sonorità nuove e coniugare il pop e l'avanguardia elettronica. Cosa muove i Crossover? Il loro unico bisogno potrebbe essere quello di comparire in qualche rivista alla moda (non a caso, Verona era una modella della Sisley), essere considerati cool dagli intellettuali con la fissa per il trash e per il recupero delle atmosfere Kitsch degli anni ottanta. A differenza di altri artisti della Gigolò, come Miss Kittin (tra l'altro in uscita in questi giorni con un nuovo album purtroppo senza The Hacker ) o Dopplereffekt, che ripropongono l'electro vecchia di vent'anni fa, ma con in testa tutto quello che è successo dopo, dalla tecno di Detroit, all'house di Chicago, alla acid culture, alla trance, all'house francese, sembra che i Crossover non riescano a cogliere la differenza tra Valerie Dore o Gary Numan, tra i New order o i Kano. Anche Miss Kittin nomina spesso come fonti di ispirazione Carrera o Baltimora. Ma la ragazza si diverte molto a mescolare le carte, a far interagire la Baby Records con la Transmat, dando dimostrazione di grande ironia. I Crossover invece si prendono sempre troppo sul serio. Le tracce avanzano una identica all'altra, con la batteria metronomica e scarna a cadenzare il tempo, i sibili analogici, assolutamente stantii e calligrafici, e l'alternanza tra la voce di Desmond, che ogni tanto si lascia andare a fraseggi rap maranza (cose che speravamo di non dover sentire più dopo gli Snap), e la voce fredda e sensuale di Verona che mette in fila una serie di banalità pseudo erotiche sado masochistiche (nel goffo tentativo di rifarsi al Tecno-pop di derivazione tedesca: una band per tutti, gli inarrivabili DAF).Vorrebbero essere minimali, ma risultano miseri. Perchè per far reggere un'intero brano solo sul giro di basso, il giro deve essere completo, avere senso senza la necessità di altri strumenti, altrimenti resta solo un brano povero, incompleto. Il tentativo dei Crossover è quello di ottenere i risultati in cui, qualcun'altro, tempo fa, è riuscito decisamente meglio (ad esempio, Gary Numan, e, tanto per cambiare, ancora loro, i Kraftwerk). Si tratta di trovare il calore nella freddezza, il sentimento nell'insensibilità, l'emozione nell' inespressività. Non è una novità nel mondo nell'arte. Molti scrittori quando devono descrivere le scene più drammatiche, preferiscono la nuda esposizione dei fatti o addirittura il non detto, per lasciare maggiore spazio all'immaginazione del lettore. Da qualche parte ho letto che la vera letteratura non è mai sentimentale. La stessa cosa vale per la musica. Sono molto più emozionanti le note scarne e controllate dei Kraftwerk, di qualsiasi eccesso interpretativo alla Iglesias (padre o figlio, tanto è lo stesso). C'è più calore nelle macchine controllate da Gary Numan, che negli arrangiamenti zuccherosi dell'ultimo fenomeno pop di turno. C'è più forza nell'espressione statica di Henry Fonda, che negli pseudo virtuosismi interpretativi di un qualsiasi attore da Soap Opera. Questi gli intenti dei Crossover, altri purtroppo i risultati. Perchè la volontà effettivamente non basta, se non supportata dal talento. Speriamo nella prossima prova del duo statunitense.
Certo...se questi sono gli eredi dei Suicide...

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venerdì 8 febbraio 2008

 

Does it offend you yeah?: robotici e muscolari

Dopo un anno, il 2007, dove il trittico Simian Mobile Disco, Digitalism e Justice ha fatto incetta di tutti gli assetati di Electro-Funk-Rock con distorsioni e vocoder giusti, lasciando ben poco spazio per le novità, spuntano ora all'orizzonte i Does it offend you Yeah? . L'anno passato ci hanno provato pure i Teenage Bad Girl, con un album "cocotte" solo a tratti convincente e spesso troppo "metal" per fare il botto.
I Does it offend you yeah? producono un Electro-Rock robusto, senza fronzoli.
Robotici e muscolari allo stesso tempo, elettronici e fisici, hanno tutte le carte in regola per ritagliarsi uno spazio nel cuore dei Daft Punk fans e non solo, visto l'impatto tipicamente rock dal vivo! L'album di debutto uscirà il 17 Marzo e si intitolerà "You Have No Idea What You’re Getting Yourself Into". Nel frattempo possiamo ascoltarci i pochi brani finora usciti e seguire le esibizioni live su youtube che sembrano essere piuttosto energiche e divertenti.
Non ci aspettiamo nessuna rivoluzione ma se saranno in grado di sfornare una manciata di brani con il giusto tiro potrebbero almeno risultare utili a tutti i dj con poche idee, che stanchi di avere in scaletta i soliti nomi, potrebbero inserire i Does it offend you yeah? tra un pezzo dei Digitalism e uno di Busy p.


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mercoledì 6 febbraio 2008

 

Mahjongg: ascolta l'album in streaming!

I Mahjongg sono un collettivo, alcuni dicono che siano in cinque, di sicuro vengono da Chicago e altrettanto sicuramente fanno della grande musica. Producono ritmi sincopati che si diffondono nell'aria creando immagini di steppe africane, foreste pluviali, città di frontiera e paesaggi sperduti, ma allo stesso tempo le loro percussioni ti invadono di un odore soffocante di cibo e sudore umano. Afro-beat, Funk, Pop, Art-Rock, Tribal Beats. Batterie elettroniche e video-game bips, ritmi robotici e balli tarantolati. Leggo su Blow up una dichiarazione fatta dal gruppo, una sorta di breve manifesto...

I Mahjongg combattono per il potere della scienza. Molti sono contro scienza ma i mahjongg credono nel potere dell'Umanità e spingono la gente a ballare, a trasformare l'amore in energia, ad amarsi e sostenersi l'un l'altro. Essi forgiano creativamente le forze primarie che hanno ricevuto da altre culture per limitare le nostre tendenze autodistruttive e diffondere una soundtrack per una nuova comunità.

Ecco perché non riesco a togliere dal lettore il loro CD, mi hanno stregato, mi hanno fottuto la mente, non ne uscirò facilmente, ma in fondo non lo voglio neppure. Mi torna alla mente una breve descrizione di Don Delillo (tratta da Rumore Bianco) relativa agli Ashram, sento che potrebbe essere la definizione perfetta della loro musica:

Voci di libertà e schiavitù sessuale, droghe, nudismo, lavaggio della mente, scarsa igiene, evasione fiscale, culto delle scimmie, tortura, morte prolungata e orrenda.

Un ascolto complesso, che stimola l'associazione delle idee ed apre come un cocco tropicale il nostro cervelletto, iniettando al suo interno una dose letale di relativismo culturale. I Mahjongg sono una psico-setta che professa il primitivismo, l'abbandono della modernità pur flirtando con essa. Usano abbondantemente l'elettronica piegandola alle loro esigenze, trasformano la freddezza dei suoni sintetici in qualcosa di marziale e tribale. Il loro Punk-Funk è discendente diretto del Pop Group. L’uso dei loop e le atmosfere prodotte sono riconducibili ai This Heat. Gli ascolto ancora e ancora e provo una forte tensione mentale: un eccesso di stimolazione emotiva che tende ad accentuare le caratteristiche sia positive che negative dell'album. Raggiungo stremato la fine del disco e mi ritrovo a ballare da solo nella mia camera ormai silenziosa, estasiato e in preda a convulsioni ancestrali.

Kontpab, il loro ultimo album è disponibile in streaming qui

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martedì 5 febbraio 2008

 

Bloody Beetroots: The Italian way of New Electro.


I Bloody Beetroots sembrano essere la next big thing della scena elettronica italiana. Destano l'attenzione tra gli altri di Etienne De Crecy e Alex Gopher che li arruolano come remixer. Entrano nelle grazie di MSTRKRFT e stanno collaborando al nuovo album dei Rinocerose. Non che ci stupisca. Il bel paese non è avaro di produttori di successo. Da sempre. Ma effettivamente nel filone della New Electro, Funk House, sui sentieri battuti dagli esploratori francesi, fatta eccezione per Fontana, non è che ci fosse molto, se non Scuola Furano e Crookers, che non mancano mai alle serate cosiddette "cool" organizzate dai tipi di Pig, ma che non sembra riescano ad imporsi oltre i confini nazionali. Ma non si può dire lo stesso dei Bloody Beetroots. Noi li abbiamo visti ai Magazzini Generali. Erano in buona compagnia: Justice e il giovanissimo Surkin. E di certo non hanno sfigurato. Anzi! Il loro dj set è stato a dir poco infuocato, mostrando personalità da vendere. L'idea delle maschere da super eroi di certo non è molto originale, ma la presenza scenica è notevole (considerando anche il fatto che sono dei dj). L'atteggiamento è aggressivo, dalle tinte forti, per certi versi trash (nel senso positivo) quasi da campioni di Wrestling messicano. Interessante la selezione musicale: Electro, Hip Hop, Rock (Rage Against the Machine, gli originali però, non il remix di Mr. Oizo), ma anche Rock'N'Roll anni 50 e Progressive House tamarra anni 90, con la rara capacità di rendere credibili e mai fuori contesto le scelte e gli accostamenti. Questo è ciò che più mi ha impressionato. Non possiamo quindi che rallegrarci e complimentarci con loro, che dimostrano che l'Italia non ha motivi di sentirsi in soggezione rispetto ai più blasonati fratelli d'oltralpe, sperando comunque, nel fondo del nostro cuore, che le produzioni italiane riescano a trovare la loro via all'elettronica senza essere al traino di altri paesi europei.

Dalla pagina di Pig è possibile scaricare gratuitamente un mix dei Bloody Beetroots (tasto destro qui)

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domenica 3 febbraio 2008

 

Paul's Boutique, Beastie Boys: fallire diventando culto

Come si fa a diventare un prodotto di culto? Se non fosse per la sua irriverenza, spontaneità e attitudine punk potremmo pensare a Umberto Eco come deus ex machina dietro alla progettazione di questo lavoro. Un prodotto di culto (Eco docet) deve essere frammentario, disomogeneo, contenere citazioni ed essere adatto ad esser citato in altri contesti. Ma oltre queste citazioni e alle originalità delle idee, “mescolate” con sapienza, ci sono altri aspetti che esulano dal contesto musicale e numerose connessioni con una quantità di informazioni talvolta difficilmente riconoscibili e catalogabili. E' possibile rintracciare Godel (la matematica) e Hakim Bay (la controcultura) , il Taoismo (la quiete) e i Kiss (il gusto un po' kitsch), Ury Geller (la pseudo-magia) e Deleuze (la decostruzione) L’ascolto di Paul’s Boutique è un’esperienza totalizzante, quasi mistica e per altri versi di puro divertimento, un tuffo rigenerante all'interno della cultura pop del tempo, dove i Beastie Boys liberati dalla morsa di Rick Rubin e coadiuvati da i Dust Brothers creeranno quello che potremmo definire Rap d'avanguardia. Esempio folgorante è il brano B-Boy Bouillabaisse formato da nove parti distinte ma arditamente collegate tra loro, dove ritroviamo un sample (tanto per tornare a parlare di citazioni) preso da Are you experienced? di Jimi Hendrix . Il sample in questione è l’intro nel brano originale ma, messo in loop e ripetuto, diventerà parte centrale del nuovo brano.
I Beastie Boys fanno propria quella pratica classica di tutto l'Hip Hop, ossia quella di selezionare e conferire massima attenzione agli intro e agli stacchi soprattutto ritmici. Un album cardine, decisivo nella sua capacità di ridefinire i confini e gli spazi di tutta la musica Hip Hop ed Electro a seguire.
E pensare che il disco alla sua uscita era passato inosservato...

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venerdì 1 febbraio 2008

 

M.I.A.: Bang Bang Bang Bang

Probabilmente saranno i tre minuti di Paper Planes a lanciare definitivamente M.I.A. come star internazionale. Si perchè a volte può succedere, nella scena musicale internazionale, che nascono canzoni con un senso, una forza, superiori all'ordinario, capaci di emergere da quell'infinito magma di suoni provenienti dall'universo internet e myspace in particolare.
Bang Bang Bang Bang. Quei quattro colpi di kalashnikov hanno lanciato nell'empireo Paper Planes. "All I want to do is bang bang bang bang".
Da lì le censure. I Divieti di rappresentare il brano in tv, se non sostituendo le detonazioni del mitragliatore con piu' inoffensivi bip, ma ottenendo come sempre capita, l'effetto contrario: l'ampliarsi dell'eco e il dilagare inarrestabile del successo.
Ma sarebbe riduttivo attribuire la fama del brano solo a questa "trovata" anche se d'effetto. E' il suono nel suo complesso che funziona. Si può sentire il riscatto del terzo mondo. M.I.A. ha la capicità di rendere finalmente "cool" tutte quelle sonorità World e etniche che già da un po' stanno trovando una posizione di primo piano nella scena musicale internazionale. L'India, la Cina, la Turchia, il Brasile, il Messico stanno modificando le geografie del mondo. Inevitabile che anche le mappe musicali stiano cambiando. Sonorità medio orientali, linee melodiche arabeggianti, ritmi mediterranei, andamenti funk-brasiliani riempiono sempre di più le nostre strade, le nostre metropoli, come d'altronde ad ogni angolo della strada ormai si può sentire l'odore del kebab, le spezie mediorientali, i gusti piccanti latino americani. In tutta Europa Cinesi, Coreani, Egiziani, Siriani si improvvisano ristoratori, pizzaioli, acquistano locali che prima erano gestiti da Italiani o Francesi. Cingalesi, Pachistani, Algerini, Ispanici si incontrano a gruppi lungo le strade con le loro auto vecchie e scassate e l'autoradio che spara a tutto volume beats elettronici insaporiti da andamenti orientali, melodie esotiche, ritmi nordafricani, colori tropicali. E' il riscatto del meridionalismo, la rivincità degli oppressi. L'invasione dei cosiddetti "barbari", che proprio come al tempo dell'Impero Romano, sono in grado di iniettare nuove energie, nuove idee, nuovi stimoli in un mondo musicale ormai asfittico che gira da troppo tempo a vuoto e su stesso. M.I.A. ha dato rilevanza, ha messo sotto gli occhi di tutti questo movimento dal basso, questa tendenza, sposandola all'electronica più di moda e d'avanguardia del momento. Azzeccattissimo, anche in questo senso il campionamento di "Straight To Hell" scelto come centro sul quale ruota tutta la canzone. Il rimando ai Clash di Combat Rock non sembra casuale. Da Sandinista in poi i cosiddetti Beatles del Punk, mossi dal loro impegno politico, avevano spostato le loro traiettorie musicali e verso il terzo mondo, passando prima dal Reggae e dal funk e abbracciando poi i suoni provenienti da ogni angolo del pianeta, integrati alla loro radice Punk-New Wave. Era World music con attitudine Rock. M.I.A. è World music con attitudine Electro-hip hop.
M.I.A. incarna i nuovi suoni che si affacciano al nuovo mondo. E quei 4 colpi di mitragliatrice? Bè il nuovo mondo non è di certo un luogo di pace e non violenza...

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