Sounding New

martedì 1 luglio 2008

 

Eclier - Boxon say hello


Ecco un'artista di cui sentiremo parlare. Si chiama Eclier, il suo pezzo "Boxon say hello" contenuto nell'EP prodotto dalla francese Boxon Records. Eclier viene dalla Russia, dichiara il suo amore viscerale per i Daft Punk, l'origine di tutto, anche se il suo suono ricorda maggiormente i fratellini minori Justice e gli altri alunni di scuola Ed Banger. Il brano è un travolgente electro proveniente dal futuro. Synth laser, bassi vulcaniani, l'Enterprise che vi sfreccia appena sopra la testa e Jabba che si sbaffa la vostra nutella mentre voi siete a dormire. La produzione è perfetta. Batterie grasse hip hop (altro amore del nostro), bassi vetrosi che vi tagliano la pelle, squarci synth su altre dimensioni, e tutti quegli strappi e stop and go di cui si nutre l'electro di ultima generazione. Ascoltare per credere
Eclier - Boxon say hello







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giovedì 26 giugno 2008

 

To Shades - colours for cajuan

Il progetto è Australiano, terra che sta sfornando misteriosamente vari talenti, nel settore electro, quasi che quella terra così lontana sia il luogo perfetto dove congegnare musica che sembra venire da terre e mondi lontanissimi da quelli che siamo abituati a frequentare. Vi invitiamo ad ascoltare questa "colours for Cajuan" con il suo incedere lento ma deciso, il vocoder insistente, il basso di daftpankiana memoria, sembra la colonna sonora perfetta per la marcia di robot giganti attraverso il deserto dei gobi.
Robot buoni che stanno venendo a salvare gli uomini da ragni mutanti. Un pezzo freddo e rassicurante al tempo stesso. Ah si, andate sul loro spazio, le sorprese non sono finite! ascolta e scarica il brano...
To Shades - colours for cajuan







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martedì 24 giugno 2008

 

3 IS A CROWD


3 IS A CROWD ovvero Albi / Froz / Giga ovvero Alberto, Francesco e Ivo, ovvero tre ragazzi appartenenti a quella scena Electro milanese che ha come caratteristica l'eclettismo. Basta sentire i loro dj set, o le loro produzioni per capire quanto ai nostri piaccia mescolare i generi, unire le più disparate forme sonore in un unico flusso creativo. Musica techno, electro, hip hop, breakbeat, si sposano a meraviglia nel progetto 3 IS A CROWD. E non dimentichiamo il loro Remix di un brano dei Perturbazione, ulteriore elemento che ci indica qual'è la strada percorsa dai 3 IS A CROWD, superamento dei generi musicali, andare oltre gli steccati e le barriere e confluire in posto bellissimo, un paradiso in terra, e allora alla domanda che si pongono i 3 IS A CROWD in un loro brano "What is a DJ?" possiamo allegramente rispondere "God is a DJ". Non perdetevi il loro set per i nostri amici di ALE’ LE TEKNIVAL martedì 1 luglio alle 22 insieme a Congorock, ascoltabile in diretta su okmusik. Ascolta What is a DJ? e Can't Breathe...
3 IS A CROWD - What is a DJ?








3 Is A Crowd - Can't Breathe






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domenica 8 giugno 2008

 

Maral Salmassi

Maral Salmassi è una ragazza iraniana di 33 anni, trasferita in Germania da giovane a causa della guerra con l'Iraq, ha trovato nella musica la via preferenziale per esprimersi, le sue influenze sono l'electro, l'hip hop old school, la musica New-wave disco Newyorkese, la scena dance francese. Nel 2007 ha pensato bene di istituire un etichetta la Television rock di cui fanno parte ZERO CASH, ACIDKIDS, FUKKK OFFF, e sono proprio questi ultimi che hanno remixato in modo magistrale un brano della Salmassi - Fire Gem, un pezzo straordinario in bilico tra old eletro e rimandi "rave", un pezzo devastante per potenza e precisione. Ascolta il brano... .
Maral Salmassi - Fire Gem (Fukkk Offf Remix)






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venerdì 23 maggio 2008

 

MSTRKRFT


I MSTRKRFT hanno le idee chiare, sanno esattamente il tipo di musica che vogliono fare, non hanno tentennamenti o scivolate verso intellettualismi o sperimentazioni varie, vanno dritti all'obbiettivo che è quello di farci ballare, muovere, saltare e non pensare. Anche in questo caso con VUVUVU ci riescono a meraviglia, grazie alla loro determinazione, le loro maschere di oro, la loro capacità tecnica e il loro studio!
PS: ma ormai non usano tutti solo un PC per fare musica? pare di no a questo punto!
Ascolta VUVUVU....

MSTRKRFT - VUVUVU






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mercoledì 7 maggio 2008

 

Transformer di Roboter

Mi sono imbattuto nei Transformer di Roboter un duo berlinese formato da Johannes Malfatti and Alex Klosterne, sono sicuro che ne sentiremo parlare presto, anche perché ormai compaiono spesso nelle tracklist dei migliori dj in circolazione!
Per il momento ascoltate e ballate questo brano!







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giovedì 6 marzo 2008

 

Suicide

I Suicide sono un duo formato da Alan Vega e Martin Rev. Il primo un artista visuale, il secondo un pianista jazz non professionista amante delle sonorità bepop. Il loro incontro avviene in quel di New York, precisamente al project of living arts, un luogo dove si succedevano senza soluzione di continuità eventi e performance di arte varia. Nasce subito una sintonia tra loro, una particolare alchimia che porterà i due ad esibirsi in show disturbanti, dove Rev in una sorta di spoken poetry angosciante reciterà istericamente i suoi versi nichilisti e stranianti, sostenuto dalle basi elettroniche oscure e sintetiche di Vega. Nelle loro esibizioni è possibile rintracciare lo sperimentalismo del Lou Reed di Metal machine music e la sfrontatezza arrogante di un Iggy Pop agli esordi. Il loro progetto così disturbante e all'avanguardia li vede senza contratto fino al 77 quando Martin Thau, ex manager delle New York Dolls, (uno che di rumori e personaggi provocatori sicuramente se ne intende) li mette sotto contratto sotto la sua etichetta, la Red Star.
Vede così la luce il loro primo album omonimo "Suicide", opera inarrivabile in quanto a capacità di rappresentare ansia e malessere esistenziale urbano e allo stesso tempo seminale per le sonorità create: un punk elettronico scarno, malato e per certi versi ingenuo che avrà un enorme sviluppo negli anni a seguire.
Frankie teardrop, Ghost rider, Rocket USA, sono canzoni che sanguinano punk, trasudano disperazione, vomitano sinth distorti; in tutti i loro brani è sempre presente un'idea di morte capace di trascinare in uno stato di malinconia, ma il malessere è solo creativo, direi essenziale per la loro stessa esistenza.
I Suicide, come dei moderni Rimbaud, Artaud, Burroghs, scendono all'inferno per poi risalirne e raccontarcene le atrocità attraverso la freddezza/durezza delle basi e la disperata passionalità della voce. Insomma niente a che vedere con lo pseudo nichilismo creato a tavolino dai Crossover di cui abbiamo parlato in qualche post precedente.
PS: Non spaventatevi se durante l'ascolto di "Keep Your dreams" i vostri bulbi piliferi passano dallo stato di "quiete" ad uno stato che alla vista ricorda quello di un'oca spennata...è il normale effetto che fanno sul corpo i Suicide!

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martedì 26 febbraio 2008

 

Diplo: il suono del mondo

Diplo è un dj nato negli Stati Uniti, ma che non si può definire del tutto statunitense. E' il classico cittadino del mondo. La sua importanza verrà riconosciuta probabilmente negli anni, perché Diplo, come avevamo già detto per MIA, è uno dei pochi artisti della scena internazionale in grado di fondere le musiche provenienti da tutto il mondo in modo così naturale e renderle cool, di moda, svecchiandole e togliendole dall'aura world un po' sfigata alla Peter Gabriel primi anni 90. E' un suono grezzo, brutale come spesso è la vita, soprattutto in quelle zone del mondo dalle quali arrivano le musiche più eccitanti. La' dove la morte è in ogni angolo sembra crescere la musica più vitale. Sono le contraddizioni la bellezza della vita.
La sua musica, sia quella che seleziona nei suoi dj set in giro per il mondo, sia quella che produce
in studio con il compare DJ low badget é la colonna sonora dei villaggi dello Sri Lanka, degli Slum di Nairobi o Bombay, delle favelas di San Paolo o Salvador de Baia. Musica essenziale, senza fronzoli, senza sfumature, che arriva dritta in pancia, come a sfamare il bisogno di esorcizzare la disperazione e sfogare la rabbia. Consigliamo "Piracy Funds Terrorism Vol.1" un concentrato di musiche e stili provenienti da ogni angolo del pianeta. Bangra music, baile funk, hip hop, house tabbozza nord europea, afro, raga jamaicano, dub, tropicalismi, revival anni 50, ma anche citazioni pop smaccatissime, come Madonna o Euritmics. Compagna di questa festa multietnica e culturale quella MIA di cui abbiamo già parlato, sua collaboratrice fedele in cavalcate elettroniche trasversali, che rappa con quel suo stile unico capace di evocare tutti i suoni del mondo, sempre in bilico tra rap statunitense, nenia araba, ragamuffin, soul.
Un disco imperdibile per tutte le persone che amano la vita, anche nella sua bruttura.

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domenica 10 febbraio 2008

 

Crossover: i nuovi Suicide?

Mi aspettavo di più dai Crossover. Sarà perchè ne avevo letto un gran bene, sarà perchè dietro ci sono quelli della International Deejay Gigolos, sarà per l'intrigante aspetto grafico. Invece, niente. Vi racconto come è andata. Arrivo a casa, fremente, e metto il CD nello stereo. Inizia la batteria elettronica. Un beat scarno, metronomico. Solitamente, un' apertura così per me è il massimo. Purtroppo, malauguratamente, mi rendo subito conto che c'è qualcosa che non funziona. Il suono non ha forza, non mi alza i peli delle braccia. Non è sufficiente comprarsi qualche vecchia tastiera analogica per suonare come i Kraftwerk o i Suicide. Ai Crossover manca totalmente l'urgenza, il bisogno di comunicare qualcosa. Sembra non abbiano proprio niente da dire. Non è cosa da poco l'urgenza. L'urgenza fa la differenza tra l'artista e chi vorrebbe essere tale. I Suicide erano selvaggi come Iggy Pop, avevano fiumi di rabbia da scaraventare giù dal palco e l'elettronica era solo lo strumento con il quale realizzavano quel bisogno. I Kraftwerk erano mossi da un desiderio sperimentale (due di loro furono allievi di Stockhausen), volevano creare sonorità nuove e coniugare il pop e l'avanguardia elettronica. Cosa muove i Crossover? Il loro unico bisogno potrebbe essere quello di comparire in qualche rivista alla moda (non a caso, Verona era una modella della Sisley), essere considerati cool dagli intellettuali con la fissa per il trash e per il recupero delle atmosfere Kitsch degli anni ottanta. A differenza di altri artisti della Gigolò, come Miss Kittin (tra l'altro in uscita in questi giorni con un nuovo album purtroppo senza The Hacker ) o Dopplereffekt, che ripropongono l'electro vecchia di vent'anni fa, ma con in testa tutto quello che è successo dopo, dalla tecno di Detroit, all'house di Chicago, alla acid culture, alla trance, all'house francese, sembra che i Crossover non riescano a cogliere la differenza tra Valerie Dore o Gary Numan, tra i New order o i Kano. Anche Miss Kittin nomina spesso come fonti di ispirazione Carrera o Baltimora. Ma la ragazza si diverte molto a mescolare le carte, a far interagire la Baby Records con la Transmat, dando dimostrazione di grande ironia. I Crossover invece si prendono sempre troppo sul serio. Le tracce avanzano una identica all'altra, con la batteria metronomica e scarna a cadenzare il tempo, i sibili analogici, assolutamente stantii e calligrafici, e l'alternanza tra la voce di Desmond, che ogni tanto si lascia andare a fraseggi rap maranza (cose che speravamo di non dover sentire più dopo gli Snap), e la voce fredda e sensuale di Verona che mette in fila una serie di banalità pseudo erotiche sado masochistiche (nel goffo tentativo di rifarsi al Tecno-pop di derivazione tedesca: una band per tutti, gli inarrivabili DAF).Vorrebbero essere minimali, ma risultano miseri. Perchè per far reggere un'intero brano solo sul giro di basso, il giro deve essere completo, avere senso senza la necessità di altri strumenti, altrimenti resta solo un brano povero, incompleto. Il tentativo dei Crossover è quello di ottenere i risultati in cui, qualcun'altro, tempo fa, è riuscito decisamente meglio (ad esempio, Gary Numan, e, tanto per cambiare, ancora loro, i Kraftwerk). Si tratta di trovare il calore nella freddezza, il sentimento nell'insensibilità, l'emozione nell' inespressività. Non è una novità nel mondo nell'arte. Molti scrittori quando devono descrivere le scene più drammatiche, preferiscono la nuda esposizione dei fatti o addirittura il non detto, per lasciare maggiore spazio all'immaginazione del lettore. Da qualche parte ho letto che la vera letteratura non è mai sentimentale. La stessa cosa vale per la musica. Sono molto più emozionanti le note scarne e controllate dei Kraftwerk, di qualsiasi eccesso interpretativo alla Iglesias (padre o figlio, tanto è lo stesso). C'è più calore nelle macchine controllate da Gary Numan, che negli arrangiamenti zuccherosi dell'ultimo fenomeno pop di turno. C'è più forza nell'espressione statica di Henry Fonda, che negli pseudo virtuosismi interpretativi di un qualsiasi attore da Soap Opera. Questi gli intenti dei Crossover, altri purtroppo i risultati. Perchè la volontà effettivamente non basta, se non supportata dal talento. Speriamo nella prossima prova del duo statunitense.
Certo...se questi sono gli eredi dei Suicide...

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venerdì 8 febbraio 2008

 

Does it offend you yeah?: robotici e muscolari

Dopo un anno, il 2007, dove il trittico Simian Mobile Disco, Digitalism e Justice ha fatto incetta di tutti gli assetati di Electro-Funk-Rock con distorsioni e vocoder giusti, lasciando ben poco spazio per le novità, spuntano ora all'orizzonte i Does it offend you Yeah? . L'anno passato ci hanno provato pure i Teenage Bad Girl, con un album "cocotte" solo a tratti convincente e spesso troppo "metal" per fare il botto.
I Does it offend you yeah? producono un Electro-Rock robusto, senza fronzoli.
Robotici e muscolari allo stesso tempo, elettronici e fisici, hanno tutte le carte in regola per ritagliarsi uno spazio nel cuore dei Daft Punk fans e non solo, visto l'impatto tipicamente rock dal vivo! L'album di debutto uscirà il 17 Marzo e si intitolerà "You Have No Idea What You’re Getting Yourself Into". Nel frattempo possiamo ascoltarci i pochi brani finora usciti e seguire le esibizioni live su youtube che sembrano essere piuttosto energiche e divertenti.
Non ci aspettiamo nessuna rivoluzione ma se saranno in grado di sfornare una manciata di brani con il giusto tiro potrebbero almeno risultare utili a tutti i dj con poche idee, che stanchi di avere in scaletta i soliti nomi, potrebbero inserire i Does it offend you yeah? tra un pezzo dei Digitalism e uno di Busy p.


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martedì 5 febbraio 2008

 

Bloody Beetroots: The Italian way of New Electro.


I Bloody Beetroots sembrano essere la next big thing della scena elettronica italiana. Destano l'attenzione tra gli altri di Etienne De Crecy e Alex Gopher che li arruolano come remixer. Entrano nelle grazie di MSTRKRFT e stanno collaborando al nuovo album dei Rinocerose. Non che ci stupisca. Il bel paese non è avaro di produttori di successo. Da sempre. Ma effettivamente nel filone della New Electro, Funk House, sui sentieri battuti dagli esploratori francesi, fatta eccezione per Fontana, non è che ci fosse molto, se non Scuola Furano e Crookers, che non mancano mai alle serate cosiddette "cool" organizzate dai tipi di Pig, ma che non sembra riescano ad imporsi oltre i confini nazionali. Ma non si può dire lo stesso dei Bloody Beetroots. Noi li abbiamo visti ai Magazzini Generali. Erano in buona compagnia: Justice e il giovanissimo Surkin. E di certo non hanno sfigurato. Anzi! Il loro dj set è stato a dir poco infuocato, mostrando personalità da vendere. L'idea delle maschere da super eroi di certo non è molto originale, ma la presenza scenica è notevole (considerando anche il fatto che sono dei dj). L'atteggiamento è aggressivo, dalle tinte forti, per certi versi trash (nel senso positivo) quasi da campioni di Wrestling messicano. Interessante la selezione musicale: Electro, Hip Hop, Rock (Rage Against the Machine, gli originali però, non il remix di Mr. Oizo), ma anche Rock'N'Roll anni 50 e Progressive House tamarra anni 90, con la rara capacità di rendere credibili e mai fuori contesto le scelte e gli accostamenti. Questo è ciò che più mi ha impressionato. Non possiamo quindi che rallegrarci e complimentarci con loro, che dimostrano che l'Italia non ha motivi di sentirsi in soggezione rispetto ai più blasonati fratelli d'oltralpe, sperando comunque, nel fondo del nostro cuore, che le produzioni italiane riescano a trovare la loro via all'elettronica senza essere al traino di altri paesi europei.

Dalla pagina di Pig è possibile scaricare gratuitamente un mix dei Bloody Beetroots (tasto destro qui)

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domenica 3 febbraio 2008

 

Paul's Boutique, Beastie Boys: fallire diventando culto

Come si fa a diventare un prodotto di culto? Se non fosse per la sua irriverenza, spontaneità e attitudine punk potremmo pensare a Umberto Eco come deus ex machina dietro alla progettazione di questo lavoro. Un prodotto di culto (Eco docet) deve essere frammentario, disomogeneo, contenere citazioni ed essere adatto ad esser citato in altri contesti. Ma oltre queste citazioni e alle originalità delle idee, “mescolate” con sapienza, ci sono altri aspetti che esulano dal contesto musicale e numerose connessioni con una quantità di informazioni talvolta difficilmente riconoscibili e catalogabili. E' possibile rintracciare Godel (la matematica) e Hakim Bay (la controcultura) , il Taoismo (la quiete) e i Kiss (il gusto un po' kitsch), Ury Geller (la pseudo-magia) e Deleuze (la decostruzione) L’ascolto di Paul’s Boutique è un’esperienza totalizzante, quasi mistica e per altri versi di puro divertimento, un tuffo rigenerante all'interno della cultura pop del tempo, dove i Beastie Boys liberati dalla morsa di Rick Rubin e coadiuvati da i Dust Brothers creeranno quello che potremmo definire Rap d'avanguardia. Esempio folgorante è il brano B-Boy Bouillabaisse formato da nove parti distinte ma arditamente collegate tra loro, dove ritroviamo un sample (tanto per tornare a parlare di citazioni) preso da Are you experienced? di Jimi Hendrix . Il sample in questione è l’intro nel brano originale ma, messo in loop e ripetuto, diventerà parte centrale del nuovo brano.
I Beastie Boys fanno propria quella pratica classica di tutto l'Hip Hop, ossia quella di selezionare e conferire massima attenzione agli intro e agli stacchi soprattutto ritmici. Un album cardine, decisivo nella sua capacità di ridefinire i confini e gli spazi di tutta la musica Hip Hop ed Electro a seguire.
E pensare che il disco alla sua uscita era passato inosservato...

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venerdì 1 febbraio 2008

 

M.I.A.: Bang Bang Bang Bang

Probabilmente saranno i tre minuti di Paper Planes a lanciare definitivamente M.I.A. come star internazionale. Si perchè a volte può succedere, nella scena musicale internazionale, che nascono canzoni con un senso, una forza, superiori all'ordinario, capaci di emergere da quell'infinito magma di suoni provenienti dall'universo internet e myspace in particolare.
Bang Bang Bang Bang. Quei quattro colpi di kalashnikov hanno lanciato nell'empireo Paper Planes. "All I want to do is bang bang bang bang".
Da lì le censure. I Divieti di rappresentare il brano in tv, se non sostituendo le detonazioni del mitragliatore con piu' inoffensivi bip, ma ottenendo come sempre capita, l'effetto contrario: l'ampliarsi dell'eco e il dilagare inarrestabile del successo.
Ma sarebbe riduttivo attribuire la fama del brano solo a questa "trovata" anche se d'effetto. E' il suono nel suo complesso che funziona. Si può sentire il riscatto del terzo mondo. M.I.A. ha la capicità di rendere finalmente "cool" tutte quelle sonorità World e etniche che già da un po' stanno trovando una posizione di primo piano nella scena musicale internazionale. L'India, la Cina, la Turchia, il Brasile, il Messico stanno modificando le geografie del mondo. Inevitabile che anche le mappe musicali stiano cambiando. Sonorità medio orientali, linee melodiche arabeggianti, ritmi mediterranei, andamenti funk-brasiliani riempiono sempre di più le nostre strade, le nostre metropoli, come d'altronde ad ogni angolo della strada ormai si può sentire l'odore del kebab, le spezie mediorientali, i gusti piccanti latino americani. In tutta Europa Cinesi, Coreani, Egiziani, Siriani si improvvisano ristoratori, pizzaioli, acquistano locali che prima erano gestiti da Italiani o Francesi. Cingalesi, Pachistani, Algerini, Ispanici si incontrano a gruppi lungo le strade con le loro auto vecchie e scassate e l'autoradio che spara a tutto volume beats elettronici insaporiti da andamenti orientali, melodie esotiche, ritmi nordafricani, colori tropicali. E' il riscatto del meridionalismo, la rivincità degli oppressi. L'invasione dei cosiddetti "barbari", che proprio come al tempo dell'Impero Romano, sono in grado di iniettare nuove energie, nuove idee, nuovi stimoli in un mondo musicale ormai asfittico che gira da troppo tempo a vuoto e su stesso. M.I.A. ha dato rilevanza, ha messo sotto gli occhi di tutti questo movimento dal basso, questa tendenza, sposandola all'electronica più di moda e d'avanguardia del momento. Azzeccattissimo, anche in questo senso il campionamento di "Straight To Hell" scelto come centro sul quale ruota tutta la canzone. Il rimando ai Clash di Combat Rock non sembra casuale. Da Sandinista in poi i cosiddetti Beatles del Punk, mossi dal loro impegno politico, avevano spostato le loro traiettorie musicali e verso il terzo mondo, passando prima dal Reggae e dal funk e abbracciando poi i suoni provenienti da ogni angolo del pianeta, integrati alla loro radice Punk-New Wave. Era World music con attitudine Rock. M.I.A. è World music con attitudine Electro-hip hop.
M.I.A. incarna i nuovi suoni che si affacciano al nuovo mondo. E quei 4 colpi di mitragliatrice? Bè il nuovo mondo non è di certo un luogo di pace e non violenza...

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mercoledì 23 gennaio 2008

 

Robots in Disguise: the sex has made me stupid


Le Robots in Disguise sono due ragazze electro punk inglesi che si fanno chiamare Dee Plume e Sue Denim.
In questo nuovo lavoro non si discostano molto dal loro immaginario fatto di fantascienza di serie B, sesso, immagini adolescenziali e ironia,
divertente il video e allegra la canzone, aspettiamo il remix da parte dei justice di turno per fargli fare il salto di qualità... tra le Chick on speed e i Peaches.

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domenica 20 gennaio 2008

 

Hot Chip: Ballare e sorridere


Hot chip, nuovo video, nuovo album, nuovo centro, un album Electro-pop di ottima fattura, technicolor d'autore per ballare, sorridere e ballare sorridendo.
Contaminazioni a non finire, dal funk alla techno detroiana, passando per il rock e il pop scintillante, questi giovanotti nerd stanno conquistando il mercato delle persone che ascoltano la musica "giusta": sono snob ma con equilibrio e il loro è pop che non puzza troppo di prodotto confezionato.

Ecco il video del singolo "Ready For The Floor"
estratto dal nuovo album "Made In The Dark".

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giovedì 17 gennaio 2008

 

Pitchfork Review: Disco Not Disco


Various Artists Disco Not Disco: Post Punk, Electro & Leftfield Disco Classics 1974-1986...continua a leggere (articolo in inglese)
Ne approfitto per aggiungere due brani nel player qui a lato, così potete farvi un idea...
I brani sono in ordine:
James White's con "Contort Yourself"
Delta 5's con "Mind Your Own Business"
buon ascolto!

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mercoledì 16 gennaio 2008

 

POP culture - STEREO TOTAL





Batterie elettroniche giocattolo, tastierine Casio, organetti a ventola, astronavi sibilanti, sigarette col bocchino, spruzzi di chitarre kitsch, voci svampite da sogno erotico anni 60,indubbiamente, gli Stereo Total possiedono un fascino fuori
dall'ordinario. Simile al progetto Lali Puna (entrambi arrivano dalla Germania), per quanto meno intellettuale (almeno in apparenza), il combo composto da Brezel Göring(organo, chitarra), dalla francese Françoise Cactus (voce, testi, percussioni)
dall'italo americana Angie Reed e dal tastierista tedesco San Reimo( pensate che l'assonanza con il festival della canzone italiana sia un caso?)non delude le aspettative.Nonostante il massiccio utilizzo di sintetizzatori, tastiere vintage, e altre
diavolerie elettroniche gli Stereo Total riescono a conservare quello spirito rock & Roll che spesso gruppi analoghi perdono tra fibre digitali e software musicali vari. Probabilmente tutto dipende dal loro approccio alla materia musicale. Un approccio assolutamente istintivo e viscerale. I ragazzi sembrano divertirsi molto, sprofondati nel loro paradiso dominato da giocattoli di modernariato e idoli pop. Nel loro immaginario ci potete trovare un po' di tutto. C'è Caterine Spaak, alla guida di una fuoriserie che concede un passaggio a Jon Spencer, ci sono i Kraftweerk che pogano ad un concerto infuocato degli Stooges,ci sono i Blonde Redhead drogati di Jin Tonic, joey Ramone che limona con Francoise Hardy, i Misfits che suonano al country Club di Montecarlo.La loro musica potrebbe essere assimilata alla tuta del capitano kirk che puzza di birra scadente, a Brigitte Bardot che mastica tabacco, alla Rettore che si laurea in ingegneria elettronica.La band è molto abile a destreggiarsi con tutti gli stereotipi della musica moderna. Riferimenti? Sinth pop, Lounge,elettronica, concrete music,la canzone francese, l'easy listening,la new wave.C'è n'è per tutti, come potete vedere. Anzi, l'Utilizzo esasperato e l'iperbolizzazione di tutte queste sonorità fanno pensare ad una volontà parodistica, ad un puro gioco intellettuale. E' come una dichiarazione d'amore e una presa di distanza, nello stesso tempo, da tutti gli idoli che hanno abitato la loro fantasia. Spesso gli Stereo Total sconfinano anche in altre forme d'arte. Tanti sono i richiami al cinema, alle colonne sonore, ma anche alla letteratura (i testi sembrano scritti con la tecnica della scrittura automatica, tanto cara ai surrealisti), e all'arte concettuale, attraverso quell'approccio low-fi e approssimativo teso e demitizzare l'arte e la figura dell'artista (Francois Cactus ha militato per molti anni tra le fila dei "geni dilettanti" di Berlino, movimento secondo il quale, e in questo molto simile all'estetica punk, non è necessario saper suonare o cantare per produrre arte.La forza risiede tutta nel coraggio dell'esibizione). Gli Stereo Total sono freschi e divertenti. E dimostrano grande intelligenza, cosa di non poco conto, nel panorama musicale.

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